Come funziona l’arbitrato nella nella pubblica amministrazione? Lo abbiamo chiesto al presidente dell’Organismo Internazionale di Conciliazione & arbitrato dell’A.N.P.A.R – dott. Giovanni Pecoraro.
” Premesso che l’associazione che rappresento  fin dal 1995 ha amministrato con la propria camera arbitrale  controversie  tra privati  perchè  il sistema pubblico  ha sempre ritenuto “favorire” ora l’uno ora l’altro professionista per fare “clientela” , oggi le cose stanno cambiando.
L’arbitrato è un istituto giuridico che consente, su accordo delle parti interessate, di sottoporre ad uno o più soggetti privati anziché al giudice ordinario una controversia già insorta o futura. Nello schema più in uso le due parti nominano un arbitro per ciascuna, e i due nominati si accordano sul nome del terzo arbitro.
L’utilità che può derivarne è quella di evitare  i lunghi tempi processuali che caratterizzano i nostri tribunali. L’”effetto collaterale” consiste nei costi altissimi da sopportare, i compensi degli arbitri infatti sono spesso astronomici. Da qui la necessità di  affidare ad una camera arbitrale  terza e neutrale che amministra  tutta la procedura arbitrale attraverso propri arbitri di provata esperienza e capacità e con tariffe già definite per quanto riguarda il compenso spettante al collegio arbitrale.

Con il d.lgs.53/2010 per l’attuazione della Direttiva comunitaria 2007/66/CE  è stato incentivato  l’uso dell’arbitrato in particolare nelle controversie in cui è parte la pubblica amministrazione, per  le liti sugli appalti pubblici tra stazione appaltante (parte pubblica) e impresa appaltatrice (parte privata), ogg, infatti,  all’amministrazione pubblica  per farli servirà un’autorizzazione ben motivata. Inoltre, a rappresentarla sarà preferibilmente un dirigente della P.A. o uno dei soggetti chiamati come consulenti. I limiti varranno anche per le società a partecipazione pubblica o con capitale pubblico. Non vi prenderanno parte i magistrati.  Vanno bene i soggetti  esterni chiamati “consiulenti” , continua Pecoraro, però sarebbe opportuno, se si vogliono evitare gli sperperi degli anni passati,  conoscere e confrontare  il compenso richiesto  con quelli pubblicati   le tariffe delle camere arbitrali  pubbliche e private. L’amministrazione di arbitrati a camere arbitrali consente lo svolgimento  della procedura con la massima trasparenza  e non aggraverebbero  i cittadini di  costi  per compensi agli arbitri  molto elevati.

E’ facile intuire  che  questo metodo di risoluzione delle controversie  se si abbina al neo istituto giuridico della mediazione,  davanti al giuntice non si arriverà MAI. E’ questo,-  secondo Pecoraro -è  il miglior sistema di deflazionare  giudiziale.