In una

 

lettera aperta ai cittadini i vertici “politici” dell’O.U.A. (Organismo Unitario Avvocatura) si dichiara vittima della entrata in vigore dal  21 marzo c.a., della obbligatorietà della mediazione civile:

– per la “svendita della giustizia a privati con un’altro aumento ingiustificato di costi a carico dei cittadini”;
– perchè il cittadino avrà l’obbligo di rinvolgerti ad un mediatore prima di rivolgersi al giudice”
–  che deve prendere o lasciare, altrimenti non avrà scelga! Dovrà versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base al valore della controversia, anche se non intende conciliare;
– che il tuo mediatore potrebbe non essere “quello sotto casa”, perché potrebbe essere convocato a centinaia di chilometri di distanza, e che, pur in tua assenza, il mediatore potrà fare una proposta di conciliazione fortemente vincolante per il futuro giudizio?
Una sofisticazione della  verità, afferma Pecoraro presidente dell’Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione (ANPAR,ente non profit), che non ha precedenti. Oggi voglio approfondire la questione  proprio perché il mio primo interesse  è informare tutti  i cittadini e tutti conciliatori professionali, nel migliore modo possibile.
Innanzitutto, il consenso sugli organismi di conciliazione si fa largo  fra i cittadini e le classi professionali, grazie all’O.U.A.  perché esprime pareri su ciò che non conosce  e per il suo modo troppo elementare di parlare di mediazione civile e commerciale.  
Nessun arricchimento, da parte di organismi privati o pubblici, la mediazione civile  non prevede oneri da parte dello Stato. Gli Organismi di conciliazione pubblici e privati , assommano solo responsabilità e non risorse, fatti salvo i 40 euro per l’avvio della procedura conciliativa versate all’organismo dalle parti a fronte delle spese di segreteria.
Il cittadino, afferma Pecoraro, non dovrà rivolgersi  a un mediatore ma, alla segreteria dell’organismo se intende avviare una procedura conciliativa.
In verità è umiliante per la categoria degli avvocati assistere  alle smisurate tensioni che si si sono affacciate da anni all’interno della propria categoria a causa dell’entrata in vigore della legge sulla mediazione civile. Infatti, si contano sulle punte delle dita quelli che  chiedono l’appoggio di tutti  per salvaguardare posizioni personalistiche, a sfavore  dell’intera categoria. La “chicca”  (che speriamo si vergognino a ripeterla) è che per una causa giudiziale per un valore di euro 6.000, oggi, costa all’attore e al convenuto tra onorari e spese euro 3.544. Con il  nuovo istituto giuridico della mediazione la stessa controversia con lo stesso valore  costa 280 euro per parte e più sale il valore della causa  e più conviene conciliare altro esempio un giudizio ordinario per poco più di 5 milioni di euro costa circa 68.000 euro alle parti; con ! la mediazione costa  3.066 euro per parte se trattasi di materia obbligatoria  (art. 16 lett. d) e)  del D.M.  180/2010). Inoltre, parte di questo esborso potrà anche essere recuperato con la dichiarazione dei redditi come credito d’imposta. La durata  per  l’intera procedura di mediazione dura  max 4 mesi.
In merito poi, “al mediatore sotto casa”, anche qui –  secondo Pecoraro –  è il racconto di una storia miserabile,  perché si continua a mistificare la realtà. Circa 150 organismi tra pubblici e privati compresi alcuni  ordini provinciali degli avvocati, C.N.F. (Consiglio Nazionale Forense ) compreso,   sono già iscritti nel Registro Ministeriale e ramificati sull’intero territorio nazionale. Questi organismi sono più che sufficienti per garantire al cittadino  il mediatore “sotto casa” . Questa è la verità, e Pecoraro rivolge un invito ai cittadini, ed ai mediatori, di essere anche loro presenti davanti al Parlamento il giorno 16 marzo per  dire la loro e di non dare ascolto alle sciocchezze di chi non sa di che parla, al solo scopo di mantenere nicchie di privilegi  e di  potere della casta.  E poi, visto che i magistrati saranno presenti pe! r le udienze è necessario fare  in modo che il proprio avvocato si presenti per  discutere la causa, diversamente revocate il mandato o informatelo di voler avviare una procedura conciliativa.
Queste sono le verità che la nuova legge offre ai cittadini che potranno  fare e decidere quel che vogliono, senza il “coartamento” della loro volontà da parte di nessuno.

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