ROMA (Reuters) – L’alto numero di avvocati in Italia contribuisce a spiegare l’eccessivo numero di cause civili.

Lo sostiene uno studio della Banca d’Italia dal titolo “Troppi avvocati? La litigiosità nei tribunali italiani”.

“I risultati di questa analisi mostrano che la numerosità degli avvocati ha un effetto positivo, significativo e quantitativamente rilevante sulla litigiosità”, scrivono le due ricercatrici di via Nazionale Amanda Carmignani e Silvia Giacomelli.

La giustizia civile italiana si caratterizza rispetto ai principali Paesi europei per l’elevata litigiosità. Lo studio ricorda che nel 2006 in Italia il numero di nuove cause avviate ogni anno rispetto alla popolazione, un indicatore abituale del tasso di litigiosità, era più del triplo di quello riscontrato in Germania e il doppio di quello francese e spagnolo.

Questo elevato tasso di litigiosità viene solitamente indicato come uno dei fattori che maggiormente incidono sull’inefficienza della giustizia civile italiana.

Le due ricercatrici hanno cercato di verificare empiricamente l’esistenza di un nesso causale la numerosità degli avvocati e il tasso di litigiosità.

“La letteratura economica propone due meccanismi principali per spiegare questo nesso, entrambi collegati alla maggiore intensità della concorrenza nel mercato dei servizi legali a livello locale connessa con un aumento del numero di avvocati”, dice lo studio.

Da un lato, la riduzione del prezzo dei servizi dovuto alla maggiore competizione potrebbe indurre un aumento della domanda di servizi legali e quindi del ricorso ai tribunali. Alternativamente, i professionisti risponderebbero all’accresciuta pressione concorrenziale inducendo i clienti ad assumere azioni legali anche per questioni di ridotto valore economico o con scarse possibilità di successo.

“Poiché nel periodo esaminato [2000-2005] era in vigore un regime di tariffe minime per gli avvocati che limitava le possibilità di concorrenza sui prezzi, i risultati ottenuti plausibilmente indicano l’esistenza di un effetto di induzione della domanda”, sostiene lo studio, che sollecita una revisione dei meccanismi di remunerazione degli avvocati per rendere più prevedibile ai clienti il costo della causa.

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