La libertà nella mediazione

 

Senza titolo-2Carissimo Presidente,
è terminata una intensa attività di mediazione che ha visto protagonisti da un lato un importante gruppo societario ……………. e dall’altro un ceto bancario costituito da nove istituti di credito. La collega ed io, nominate congiuntamente per le procedure, abbiamo creduto nelle potenzialità dell’incarico ricevuto e dell’autonomia di gestione sino al punto di adoperarci, con il Suo consenso, per una sorta di riunione delle procedure tenendo testa allo scetticismo dei più. La società istante, operante da decenni nel settore ………….., era sull’orlo del fallimento, indebitata con le banche per svariate centinaia di migliaia di euro a causa di mancati introiti da parte di un unico grande cliente appaltatore, finanziato e rifinanziato dalle stesse banche, il quale, nonostante la liquidità garantita dagli istituti finalizzata al ristoro dei debiti, ha continuato a non pagare i suoi creditori, tra i quali la società istante, sino a farla giungere ad uno stato di decozione. Un giovane imprenditore, sposato con …….. figli, psicologicamente e moralmente distrutto che assisteva all’agonia di una società creata con sudore e sacrifici dal padre, ereditata con i più sani dei principi, ma caduta, senza peccato, nel baratro delle banche, per le quali era divenuta solo una “posizione a sofferenza”, un fascicolo pronto ad essere spostato nella stanza dei fallimenti e il relativo credito pronto a passare a perdita. La lettura degli estratti dei conti bancari, seppur evidentemente inficiati da anatocismo, non lasciavano spazio a possibili ripianamenti con ciascun istituto, troppo alti gli importi. Le trattative singole non potevano essere portate avanti poichè non si sarebbe rispettata la par “condicio creditorum” e poi perchè ogni singolo istituto manteneva quasi ferma la propria posizione, rendendosi solo disponibile ad abbattere di pochi punti percentuali la sola quota di interessi. Ma, tra l’altro, considerata la situazione globale, qualsiasi pagamento che avesse tenuto fuori anche solo un istituto, sarebbe stato oggetto di futura revocatoria poichè il creditore insoddisfatto avrebbe richesto e ottenuto la dichiarazione di fallimento della società. L’unica possibilità, a parer nostro non preclusa dalla procedura di mediazione, era quella di riunire tutti gli istituti attorno ad un tavolo, far presentare e rappresentare dalla società il proprio bilancio e le possibilità e modalità di ristrutturazione del debito. Non è stato necessario chiedere ai singoli legali, incaricati di seguire le procedure di mediazione, di far presenziare all’incontro fissato in un caldo pomeriggio di luglio i bancari investiti della questione e per la maggiorparte di essi erano più incaricati. Circa trenta persone occupavano la sala riunioni dell’ufficio Anpar di ………….. Non lo nascondiamo, qualche secondo di smarrimento lo abbiamo avuto, tutti rimarcavano che era la prima volta che un pull bancario si trovava riunito ad un tavolo di mediazione e i quesiti sul relativo tecnicismo della modalità prescelta fioccavano…In quei momenti abbiamo creduto come non mai nella mediazione e nello strumento concreto e davvero alternativo che la legge ha creato e ci ha posto tra le mani. La parola all’imprenditore: “preliminarmente devo ringraziare l’Anpar e per essa le mediatrici che ad oggi hanno dato la possibilità alla mia società di non fallire e ringrazio voi per essere qui ad ascoltarmi”. Ha poi presentato un piano di ristrutturazione, ora al vaglio del Tribunale, che prevede il pagamento al 50 % dei crediti chirografari e quindi dei debiti bancari. Tra sospiri e fogli quanto mai rumorosi, il referente di un noto istituto bancario comunicava di aver già ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti della società. La notifica del titolo avrebbe pregiudicato tutta l’operazione come è intuibile. Ma, a quel punto, nulla ha proferito l’imprenditore, sono stati i suoi stessi colleghi a dissuaderlo dal proseguire nell’azione giudiziaria e ad unirsi nell’accettazione del piano. E’ proprio vero, nella mediazione non ci sono nè vinti nè vincitori, ma la vittoria è spesso nella mediazione stessa.
Grazie Presidente per la fiducia che ha riposto in noi e per il sostegno che non ci ha fatto mancare.
Con stima,
M.C  e C.Z