è veramente così?  A sentire  i vari intervenuti all'assemblea generale della Corte sull'amministrazione delle giustizia nel 2013, abbiamo avuto modo di rilevare che   – "esiste una legislazione di partenza buona che la politica  ha strumentalizzato. Si è avvertito in tutta la sua drammaticità il grande grido di dolore, per chi è dentro la magistratura  contro  questa politica “d’affari”. Lo ha lasciato chiaramente intendere il presidente della Corte di Cassazione dott. Giorgio Santacroce che ha continuato dicendo che "persiste in tutta la sua gravità la crisi della giustizia civile. Sono ancora insufficienti gli strumenti finora apprestati per una effettiva, maggiore efficienza, non perché non abbiano le loro ricette, ma perché sono ricette che non servono a far funzionare la giustizia. Sembra di assistere a un eterno gioco del pendolo, che lascia ampio margine a tutti i diversi interessi in campo, che oscillano tra il mantenere ogni cosa com'è o ribaltare il tavolo per cavarsi d'impaccio. Dimenticando che le riforme, e quella della giustizia va annoverata tra le prioritarie, debbono essere concepite sollevandosi al di sopra della mischia, spostandosi dalla sovranita' sulla legge alla sovranita' della legge, a vantaggio esclusivamente dei cittadini". Cio' che occorre, conclude Santacroce, "e' che si facciano riforme strutturali, di contenuto. Non riforme ad horas, per parti separate, inseguendo le convenienze del momento”. Si è detto anche che  "Sicuri effetti positivi deriveranno dalla reintroduzione, auspicata lo scorso anno, della mediazione civile” pur persistendo in tutta la sua gravita' la crisi della giustizia civile. Sono ancora insufficienti gli strumenti finora apprestati per una effettiva, maggiore efficienza” (P.G. della Corte di Cassazione, dott. Gianfranco Ciani). Dunque non siamo gli unici  a denunciare  che in materia di mediazione ci sono politici  che hanno “inseguito le convenienze del momento per parti separate”.

La colpa e di chi  ha voluto la blindatura  del D.L. 69/2013 in particolare dell’art. 84 (Decreto del Fare), dopo averlo completamente modificato a favore della lobby di appartenenza.